Recensione RiME per Switch, patcha l’arte e mettila da parte

RiME
 
RiME approda su Switch senza sapere come funziona la nuova console Nintendo. Azzeccato, ma pretendiamo di più da un porting uscito con 6 mesi di ritardo e venduto sugli scaffali a prezzo maggiorato.

PRO: In modalità fissa è ancora un gioiello, bello da vedere e (quasi) da giocare; Un’esperienza breve ma memorabile; Intuitivo e piacevole, ideale se volete godervi un paio d’ore in totale relax.

CONTRO: Scattoso a piena potenza, non pervenuto in modalità portatile; Significato di fondo a parte, qualche livello extra non ci sarebbe dispiaciuto; Qualcuno aggiusti questa povera anima, e in fretta!

VERDETTO: Un voto che riflette la qualità di questo porting e non i meriti di un titolo altrimenti ottimo. RiME su Switch semplicemente non funziona, non ora, non così. In modalità fissa è godibile ma instabile, in modalità portatile si trascina come una pallida ombra, allestita senza troppo riguardo per le caratteristiche della console (e dei suoi possessori). Un giorno, quando le laggose nubi in cielo si dissiperanno, alzate quel voto verso lidi più rispettabili e acquistatelo senza troppe remore se vi piacciono le esperienze coinvolgenti ma dai ritmi distesi. Nel frattempo volgete lo sguardo altrove: Switch non sarà un mostro, ma può fare molto di meglio e ora come ora non c’è una singola ragione per cui preferire questa versione alle altre.

Per chi non lo conoscesse, RiME è un puzzle-platform in terza persona che ricorda tanto il buon vecchio ICO. L’anonimo protagonista  del gioco si risveglia spiaggiato su un’isola deserta e non avendo la più pallida idea di come ci sia finito inizia a esplorare lo strano fazzoletto di terra alla deriva in cerca di indizi, risolvendo enigmi ambientali e attivando antichi meccanismi dormienti. 




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